Intelligenza artificiale e debito cognitivo: la lenta atrofia degli autori
Ragionado sul rapporto tra intelligenza artificiale, creatività e capacità
Con le AI si fa più in fretta, ma si sacrifica la propria capacità cognitiva. Il sospetto è che, utilizzando assistenti artificiali per scrivere, soprattutto in fase di sforzo creativo e prescrittura, le nostre capacità si indeboliscano, si depotenzino, con conseguente perdita di mordente creativo e innesco di una specie di “depressione cognitiva”.
Nel giugno 2025 (seconda edizione dicembre 2025), il MIT Media Lab ha portato avanti uno studio specifico sulla questione, il Your Brain on ChatGPT:
L’esperimento ha coinvolto 54 studenti divisi in tre gruppi, durante quattro sessioni di scrittura. I risultati mostrano differenze significative tra chi scrive autonomamente e chi usa ChatGPT.1
Bisogna tener presente che, al momento della pubblicazione, la ricerca non era ancora stata sottoposta a peer review e il campione era ridotto, inoltre, l’unica tecnologia testata era ChatGPT. Tuttavia, la domanda che lo studio si pone è molto importante e credo che ci riguardi tutti: come cambia il pensiero quando ci si abitua a delegare il lavoro cognitivo?
Indebolimento cognitivo
Stiamo parlando di chi fa uso costante di questi strumenti, e lo fa non per semplici correzioni del testo, ma per scriverlo, per portarlo alla luce, che sia breve o che sia lungo, che sia il capitolo di un libro, un articolo o un post social, non importa, delegare costantemente lo sforzo compositivo ha delle conseguenze.
Lo studio è molto complesso, sono più di duecento pagine di analisi e argomentazione ma, semplificando, possiamo dire che ha evidenziato una minore attivazione cerebrale nei soggetti che utilizzavano strumenti di intelligenza artificiale rispetto a coloro che scrivevano senza supporti esterni, e questo ha fatto pensare a una possibile attenuazione delle capacità cognitive, mascherata dall’apparente incremento di efficienza prodotto dall’automazione.
Efficienza apparente e indebolimento cognitivo
La qualità del prodotto testuale finale, nel caso dell’uso delle AI, era più alta in termini di correttezza grammaticale e forma, ma lo studio non si concentrava su questo, quando sul processo cognitivo attraverso cui i testi venivano elaborati. L’apparente compiutezza formale degli scritti generati o assistiti dall’intelligenza artificiale può infatti nascondere la realtà, ovvero una riduzione dell’esercizio del ragionamento critico. Si tratta di quello che gli studiosi definiscono “debito cognitivo”, cioè una progressiva esternalizzazione del pensiero che, nel tempo, può indebolire le capacità di analisi, valutazione e apprendimento.
In pratica, scrivere tramite AI non permetterebbe di affrontare realmente le difficoltà della creazione del testo e questo farebbe perdere, in modo significativo, la capacità di farlo.
A cosa porterà tutto questo?
Versione integrale studio Your Brain on ChatGPT.
Gli effetti cognitivi dell’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura, Innovazione Luglio 7, 2025.




Io ho utilizzato quadi tutte le LLM in circolazione, anche quelle che servono solo da assistenza a latere, come Grammarly che è ottimo per aiutarti a generare un'idex senza impazzire, una sinossi, a settare un registro particolare etc. Adesso mi sto avvicinando a Claude che è ottimo per la ricerca accademica, non tralascia una virgola solo che per essere performante in questo aspetto tralascia tutti gli altri, come ad esempio è totalmente incapace di comprendere il tono e il linguaggio figurato. Inoltre è schiavo della ricerca sui motori di ricerca. Tutto ciò per dire che non sono affatto una apocalittica, le AI sono strumenti potentissimi, solo che, ecco faccio l'esempio dell'AI che genera immagini e video, se data in mano a gente che non ha la minima alfabetizzazione digitale (il loro massimo è saper creare dei datati power point) vengono fuori oscenità come tutti quei video stupidi di cui ora i social sono invasi.
L'altro problema dell'AI è che essa chiede uno sforzo cognitivo e una curatela a cui l'utente non è più abituato, addestrato negli anni a consumare contenuti che letteralmente gli piombavano dal cielo, che consumavano e consumano attraverso uno scrolling infinito.
Ciò detto, il problema sta a monte ed è sempre di competenza. L'AI è solo lo specchio più vivido di una miseria intellettuale che prima era solo nascosta.
E questo non si applica, secondo me, solo all'ambito della scrittura. Anche altri ambiti più tecnici come la programmazione o il disegno stesso rischiano di essere in pericolo per tutto questo. Sembra quasi un autoavvelenamento a piccole dosi.